L’INDIRIZZO DEL BLOG è CAMBIATO

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Letteratura indonesiana al femminile: un’intervista a Ayu Utami (LE DONNE DI SAMAN)

Ayu Utami con Antonia Sorriente su YouTube. A Napoli, una bella lezione sulla letteratura femminile indonesiana a margine di una mostra d’arte. Da notare nella videointervista il momento in cui Ayu Utami pronuncia la parola ‘femminismo’ con il sottofondo di un muezzin. Continueremo a parlare di letteratura indonesiana nelle prossime settimane, con l’uscita del romanzo di Nukila Amal IL DRAGO CALA IBI. La Amal è invitata a Venezia nell’ambito di Incroci di Civiltà il 13 aprile, e le stiamo preparando un lungo tour italiano: Napoli (l’11), Bologna (il 12), Milano (il 18).

Ancora Malesia Blues

Su lettera.com, Marco Denti scrive una bella recensione su Malesia Blues e sopratutto intervista Brian Gomez. Il nostro pubblicitario, bluesman, videomaker e scrittore ha in serbo un sequel…

Su Repubblica, Renata Pisu…

…mette in bella evidenza il nostro Zhu Wen SE NON E’ AMORE VERO ALLORA E’ SPAZZATURA come libro da mettere in valigia durante un viaggio in Cina: “Uno scanzonato racconto sulle gioie e le tribolazioni degli abitanti di una grande città come Nanchino, ingabbiati nella frenesia della modernità a tutti i costi.” Sulla Asia Literary Review di alcuni numeri fa veniva definito come “un romanzo sorprendente, ben strutturato, che presenta in maniera magistrale la Cina.” Io ve ne ho parlato nel post precedente a questo, e non insisto. In compenso vi consiglio di dare un’occhiata a questo numero sulla Cina della ALR. Non tanto perchè racconti qualcosa di particolarmente nuovo sull’argomento, ma al contrario perchè mostra un modo particolare di trattarlo. Un punto di vista: in inglese, da Hong Kong, con una predilezione per autori che, per quanto bravi e interessanti, di cinese hanno ormai poco. Xiaolu Guo, pubblicata anche in Italia (noi stessi abbiamo meditato a lungo sul suo “20 Fragments”, che ci sembrava una bella carrellata sulla condizione della gioventù istruita cinese), scrive i suoi romanzi in inglese, e lo fa sempre più spesso dalla Francia e dall’Europa in generale, piuttosto che dalla Cina. La Asia Literary Review è uno dei punti focali di una discussione che non tarderà a saltar fuori e sorprenderci: il suo mix di saggistica anglofona sulla Cina e autori troppo spesso ‘foreign oriented’ stride in un panorama culturale, quello cinese, dove i grandi scrittori e molti intellettuali di livello non parlano l’inglese, e nemmeno sembrano così ansiosi di impararlo. In un continente (pensiamo all’India, ma anche alle Filippine, o al SudEst) dove un numero di scrittori sempre più ampio si piega alla necessità di scrivere in inglese per raggiungere più facilmente l’industria editoriale internazionale, la Cina va controcorrente (Hong Kong naturalmente rappresenta l’eccezione). E si mugugna alquanto su un paio (più di un paio, in verità) di festival letterari locali come quello di Pechino, e il suo gemello di Shanghai, dove non a caso spiccano nomi come quelli dei miei amici Qiu Xiao Long e Lija Zhang, che, appunto, scrivono in inglese, Lija da Pechino, e Xiao Long niente meno che dal Missouri. Del resto: se sono amici miei è proprio perchè perchè parlano l’inglese…
Ma vogliamo scommettere che il primo braccio di ferro diplomatico tra il vecchio Occidente e la nuova Cina non verterà sullo sconfinamento di qualche cannoniera, ma invece sulla supremazia di una lingua o dell’altra?

Se non è amore vero allora è spazzatura: il nuovo Zhu Wen, in libreria da mercoledì 2 febbraio

E’ il nuovo titolo di Metropoli d’Asia, in libreria da oggi. Accade che un editore si innamori, letteralmente, della scrittura di un autore. Così fu per i racconti di Dollari la mia Passione, e così è ora per questa storia di amori impossibili. Io credo che Zhu Wen sappia raccontare come nessuno la straniazione, la confusione mentale, forse addirittura lo sbalordimento delle nuove generazioni cinesi, individui soli di fronta a un mondo che non comprendono e che nessuno a provato a spiegare loro. Lui, Zhu Wen, è uno di quegli autori che dopo Tien an Men decise di restare in patria nonostante la censura insieme agli altri del cosiddetto gruppo di Nanchino (qui, da Paper Republic, una buona pagina da cliccare tutta). Il progetto era quello di raccontare la società cinese con qualche buono slalom tra le maglie della censura (per esempio: evitare i temi caldi delle nazionalità – Tibet e Taiwan – e della strutturazione istituzionale a partito unico), senza però sconti: e quindi rendere le criticità di una transizione al ‘mercato’ che non migliora la relazione degli individui con la società nel suo complesso. Il manifesto ‘Duanlie’, ‘Rottura’, articolato in una serie di ironiche domande alla società letteraria ne è l’esempio.

Parla d’amore, questo romanzo. Data la stagione, però, io qui preferisco citare l’incipit della Terza Parte, Emozioni di Gennaio. Niente amore, niente spazzatura, ma molto Zhu Wen.

Il maestro alto e smilzo scrive alla lavagna fermandosi continuamente
a sfregarsi le mani, impacciate per il freddo come
fossero piedi. Il gesso si rompe di nuovo. Con noncuranza
getta il mozzicone rimastogli in mano e si gira affranto. Prende
un altro gesso dalla scatola e lo spezza in due usando una
mano sola, con gesto consumato. In quel momento si accorge
che tutta la classe sta allungando il collo a dismisura, fissandolo
con uno sguardo pieno di attesa. Trattenendo a fatica un
sorriso amaro annuncia: E va bene, un minuto. Immediatamente
nell’aula risuona un rumore folle di piedi battuti a terra,
i bambini sono in visibilio. Il maestro alto e smilzo si mette
accanto alla porta e guarda l’orologio, poi scruta con aria inquieta
al di là del vetro. All’improvviso stende il braccio, e il
battere dei piedi si zittisce di colpo come se fosse stato tagliato
con un coltello. Alcuni bambini tirano un respiro profondo,
fissando il maestro con aria interrogativa, poi posano pian
pianino i piedi sospesi a mezz’aria. Dal pavimento si alza una
nube uniforme di polvere che arriva all’altezza dei banchi:
guardandola in controluce nell’aria rossastra del tardo pomeriggio
la si vede depositarsi adagio, come se fosse acqua.
Spingendosi compiaciuto gli occhiali sul naso, il maestro alto
e smilzo ordina: Continuate. Rimbomba un battere di piedi
ancora più folle: il livello della polvere, dopo essersi stabilizzato,
ricomincia dolcemente a salire. Gli occhi del maestro
alto e smilzo controllano l’orologio e quando arriva il momento
stende il palmo con gesto deciso. Il rumore, natural-mente, si ferma: stavolta, però, un bambino è in ritardo di una
mezza battuta, al che tutta la classe scoppia in una risata fragorosa.
Un ragazzino cicciotto con una giacca rossa di piuma,
seduto nel mezzo con la faccia paonazza, si alza in piedi imbarazzato
e va spontaneamente a mettersi in fondo all’aula.
Il maestro alto e smilzo scaccia con la mano la polvere che gli
svolazza davanti agli occhi, come farebbe con un insetto, si
dirige con espressione severa verso la cattedra e torna a impugnare
il gesso. Sta per girarsi di nuovo verso la lavagna,
quando improvvisamente addita una bambina seduta in prima
fila, che se ne sta lì con aria attonita.
«Perché non battevi i piedi come tutti gli altri?».
La bambina ha un brivido, la faccia le diventa ancora più
pallida e non spiccica parola.
«Sto parlando con te. Perché non battevi i piedi?».
La bambina continua nel suomutismo, e per di più abbassa
la testa.
«Alzati».
Lei si alza adagio ma continua a tenere la testa bassa.
«Perché non battevi i piedi? Rispondimi».
«Perché non ho freddo ai piedi».

Metropoli d’Asia pubblicherà Le Tre Porte di Han Han a giugno

Sul domenicale di ieri il Sole 24Ore cita Han Han come lo scrittore più importante e popolare in Cina, nel contesto di un bel dossier su quel che leggono i cinesi. Han Han lo ho già nominato nei post del 4 maggio e del 9 giugno, riocordando il suo scintillante secondo posto nel contest online di Time sul personaggio più popolare del pianeta. Icona pop, idolo dei giovani cinesi, Han Han mette un po’ di pepe in una scena letteraria alquanto stagnante e deludente. Qui c’è una bella intervista in italiano, in inglese su Asia Weekly, e un discorso all’Universita di Xiamen lo scorso maggio. Le Tre Porte, scritto da Han Han all’età di 19 anni, racconta l’ascesa e e la successiva caduta di un adolescente prodigio, alle prese con la babele di linguaggi che contraddistingue la Cina contemporanea, stretta tra i gerghi giovanili, la sintassi del mercato e della pubblicità, e la routine della propaganda di partito. Un paese dove un giovane non sa – come si suol dire – a che santo votarsi.

Dopo Jaipur Literature Festival: commenti, arguzie, polemichette

Da Tehelka di venerdì 28, ecco un suggerimento: leggere di più, e restar seduti al balcone, a osservare bevendo un caffè. Ecco come Namita Ghokale e William Darlymple rispondono alle critiche. DNA India invece si lascia scioccare dalle furbate di Welsh. Preoccuparsi è necessario: ma questa nuova Asia letteraria ci riproporrà le fregnacce a cui già siamo abituati in Occidente? Speravamo in qualcosa di nuovo. Scenda ora il silenzio, e ricominciamo a leggere.
Forse, il commento più sardonico è quello del nostro Indrajit Hazra, che nella sua rubrica del sabato ignora l’EVENTO, e si occupa di James Blunt.

Vikram Seth vs Sarnath Banerjee

A suitable audience è il gioco di parole dell Hindustan Times dal Ragazzo Giusto di Vikram Seth (A Suitable Boy). Fa piacere sapere che il nostro amico Sarnath, graphic novelist di vaglia, autore di The Corridor (misteriosamente pubblicato in Italia) e The Barne’s Owl ha attirato su di sè l’attenzione dei grandi alla Durbar Hall. Sarnath è anche editore di fumetti, e globe trotter a tempo pieno. E’ il tipo di autore che Metropoli d’Asia aspetta alla sua prova importante, ammesso che qualche editor indiano sia capce di metterglisi alle calcagna.
Oggi la stampa indiana è però attratta più dalle star che vengono da fuori, che dagli autori locali. Vedi Dna India su Martin Amis, e Junot Diaz per Times of India. Di sicuro quest’anno l’occasione è mondana e in mondovisione: molti gli editor europei in visita mordi e fuggi (modello ‘io c’ero’), ma buona esposizione sulla nostra stampa (bello l’articolo di Livia Manera sul Corriere di sabato). Poche storie: due anni fa ha aperto Hachette India, di oggi la notizia dell’apertura a Delhi di un ufficio locale della prestigiosa agenzia internazionale Aitken Alexander. La Cina sfida il gigante americano, ma l’India ha già il quarto PIL del mondo…

Amore e sesso a Jaipur

Sembra l’argomento all’ordine del giorno, e allora rubiamo questa foto: chi sono loro due? Ieri la presentazione di Orhan Pamuk, qui in video e su carta a parlare d’amore. Poi nientepopodimeno che Sex and the City. E la pagina di Tehelka che vi da in diretta video (o quasi) alcune sessioni del festival. Il diario giornaliero su YouTube. E, beh: la cerimonia di apertura: troppe autorità, ma la musica, la luce.

Rassegna stampa da Jaipur

La mattina dell’apertura, i quotidiani annunciano l’evento. Comincio con lo stupirmi dell’enfasi di Hindustan Times: la Woodstock della letteratura? Il più grande show letterario del mondo? L’autore dell’articolo è William Darlymple, direttore del festival… Chiara l’intenzione di farne un evento pop. Buona la pagina di cronaca che presenta la giornata di oggi, nella quale spicca la conversazione con Orhan Pamuk condotta dal giovane critico (e scrittore) Chandrahas Choudhury che sul suo blog presenta l’incontro così. Chandrahas è un vecchio amico di MdA, e il suo blog è nella lista qui a fianco.