Ethos

Ethos Books

Singapore. A cena con Fong Hoe Fang di Ethos Books. Pubblicano molta poesia, memoir, qualche raccolta di racconti. Mi spiega che qui manca l’aria: una ragnatela di restrizioni leggere ma insistenti, un regime oppressivo, democratico nella forma ma con la prevalenza e la prepotenza del partito di governo. Ha un amica che si presentò alle elezioni criticando il potere, e fu di fatto espulsa dal paese. Difficile che un autore si senta libero di raccontare storie aperte, con lo sguardo acceso sulla società che lo circonda. Tendenza a ripiegare sul privato, a guardarsi l’ombelico. E allora viene più facile fare poesia, o scrivere racconti brevi piuttosto che romanzi. La prossima settimana Ethos Books presenta alla Arts House una raccolta di poesie di Yeong Pwai Ngon, il libraio indipendente di lingua cinese più noto in città. Pwai Ngon ha scritto un bel romanzo, che spazia dagli anni della repressione, inizio ’80, fino ai tempi nostri. Non ha paura, lui: è già stato dentro un paio di volte, per mesi.

Solitudini vs Moltitudini

Un'immagine dal sito Cha: an Asian literary journal

Vado un po’ per associazione di idee. I Giochi del Commonwealth di Delhi sono in forse: l’endemica follia e inefficenza indiana hanno prodotto come risutato stadi pericolanti, villaggi degli atleti fatiscenti. Una società ipertrofica, sregolata, dove tutti sono a contatto con tutti senza filtri di genere, di lingua, di casta o di censo. All’opposto, nel continente, Singapore, Hong Kong, Seoul con i loro grattacieli che svettano, le linee ad alta velocità, gli avvenirismi. Compariamo le visioni del proprio mondo che hanno gli scrittori di questi paesi, andando a scandagliare riviste e blog letterari per capire la loro relazione con l’arte in genere: che fotografie, che pittura, che installazioni scelgono i poeti per rappresentare sè stessi e gli altri?

Dall’India: segnalato da Annie Zaidi nel suo blog e un articolo da The Caravan. Da Singapore e Hong Kong: Quarterly Literary Review Singapore, e Cha.

Brian Gomez, due appuntamenti in Italia per Malesia Blues

Metropoli d’Asia

Mercoledì 29 settembre – ore 18.30
Libreria Giunti al Punto – Torre di Abele
Via Pietro Micca, 22 – Torino

Brian Gomez
presenta il suo libro
Malesia Blues

modera:
Andrea Berrini

interviene:
Irma Piovano

Giovedì 30 settembre – ore 18.00
Libreria Melbookstore
Via Rizzoli, 18 – Bologna

Brian Gomez
presenta il suo libro
Malesia Blues

modera:
Andrea Berrini

interviene:
Silvia Vignato

Un romanzo che parla di terroristi, prostitute, politici e altra roba divertente.

Una storia irriverente, grottesca e tragica animata da una galleria di personaggi che ricordano le black comedy di Tarantino.

Divorare la civiltà

La copertina di Known Turf

Annie Zaidi, giornalista e scrittrice, riesce sempre a raccontarci qualcosa di nuovo sull’India di oggi, anche solo grazie a una scelta di spigolature. Qui ci racconta di come il Governo dello stato di Bombay (ooops, Mumbai…), il Maharashtra governato da anni dai partiti della destra religiosa, abbia messo fuori legge una parola: fame. Tra poesie d’amore, critica letteraria e inchiesta giornalistica il suo blog Known Turf è tra i più interessanti in circolazione. Known Turf, ovvero zolle conosciute, è anche il titolo del suo libro inchiesta, un viaggio attraverso l’India ‘altra’, l’India invisibile, consumando le suole delle proprie scarpe alla Kapuscinski: “Questa è la mia zolla. Il pezzo di terra dove intendo mantenere le mie radici. Le zolle ignorate hanno l’abitudine di sollevarsi e divorare le ‘civiltà’ “. Eccone l’incipit: “I cannot boast of having a secular interest in lawlessness per se, but as far as dacoits (n.d.t: banditi) are concerned it is true that I was fascinated, probably on account of having watched too many Hindi movies: horses, high drama and all of that. Also, in a corner of my mind lay buried a story my grandmother used to tell me about my great-grandfather and a dacoit called Sultana daaku…
Metropoli d’Asia tradurrà il bellissimo libro di Annie Zaidi nei prossimi mesi.

Strana Malesia

Una copertina di Matahari Books

Quando si dice che la letteratura rivela… Il Ministero degli Interni malese si è trovato recentemente alle prese con un dilemma: cosa fare di Body2Body, antologia di storie omosossuali edita da Matahari Books?
La Malesia è un paese dove la Sharia è applicata in modo… ondivago. La parte della popolazione di etnia Malay (circa il 65%, ma il governo dice l’80%, l’opposizione dice il 50%!) sarebbe infatti tenuta a osservare legge coranica, mentre gli altri (Cinesi Hokkien, Cantonesi, Tamil, WASP e altri bianchi a piacere) no. In realtà vengono applicati solo alcuni principi, simbolicamente. Ad esempio ai Malay è vietato partecipare a corsi di ginnastica yoga (si registra un grosso dibattito intorno al Pilates). Come si può immaginare, dietro tutto ciò ci sono appetiti e clientele del politico di turno. In questo caso, non avendo il coraggio di censurare il libro, qualcuno manda i poliziotti nelle librerie a… comprare tutte le copie rimanenti. Risorse naturali, tecnologie di punta (perfino nell’industria aerospaziale), biotecnologie, informatica, anche un grosso produttore automobilistico fanno della Malesia un paese di punta. Anche perchè dagli stretti passa la quasi totalità del traffico navale tra oriente e Europa. Anche perchè la Malesia è (era?) paradiso fiscale. Anche perchè è zona franca per petrodollari in libera uscita. E quando i dollari USA si mescolano ai petrodollari c’è sempre da divertirsi… Corpo a corpo!

Frankfurt Buchmesse vs Ubud Writers Festival

Il logo di Ubud Writers Festival

Stesse date, dal 6 al 10 ottobre, circa dodicimila chilometri di distanza. La competizione tra Ubud Writers & Readers Festival e Fiera di Francoforte è evidente. Per ora, Golia è in Europa, ma la fionda degli indonesiani tira lontano. Ho chiesto agli organizzatori: questo significa tagliar fuori praticamente tutti gli operatori dell’industria editoriale globale, che non possono esimersi dal pagare pegno alla più grande fiera del mondo. Risposta: no, molti asiatici vengono qua. E’ l’ora della svolta, chi è interessato all’Asia faccia una scelta. Presuntuosi? Sì, ma interessanti. Alla settima edizione, gli scrittori invitati sono più di 120 alla faccia della crisi, per la maggior parte da Asia e Pacifico. Molti scrivono in inglese, lingua che sarà ancora il medium preferito degli incontri: ma a questo punto la scelta non è più di retroguardia, è un modo come un altro di cercare di imporsi al mondo. Ma Jan, Tash Aw, Najat el Hachmi, Nguyen Qui Duc saranno a Ubud.
Anche Metropoli d’Asia.
E, del resto, i contatti a livello globale tra editori e agenti non si tengono via web, di questi tempi? Io apro il mio skype, il mio gmail, e ho il volto dell’ interlocutore davanti agli occhi. Non posso pagar da bere, certo. Ma pochi mesi fa, quando i visitatori della fiera di Londra restarono a casa bloccati dal fumo del vulcano, la maggior parte degli appuntamenti fu onorata via web. E molti dissero: beh, ho fatto meno fatica.
Europe vs Asia…

Ricominciare


Bentornati, dunque. Ricominciamo a postare sul nostro blog, con un po’ di notizie varie sugli autori della scuderia MdA. Amruta Patil incrocia le nostre scelte con una bella recensione del 20 agosto a LIE, di Gautam Bhatia, che appare anche sull’ultimo numero di Biblio . Una nuova graphic novel scritta da un autore decisamente anomalo, architetto di professione e scrittore per passione, intellettuale e civile capace con la sua satira di raccontare l’India a partire dai gusti architettonici dei ricchi o dalle trasformazioni del segno grafico classico in iconografia contemporanea. Speriamo di riuscire a portarlo presto in libreria anche in Italia. Un libro che conferma l’attenzione degli intellettuali indiani (ma Bhatia inorridisce davanti a questa definizione) per la società nella quale vivono, che, per inciso, è attraversata da un dibattito acceso intorno alle attività paramilitari dei gruppi maoisti negli Stati dell’Est e alla feroce repressione da parte dei reparti speciali dell’esercito. Ne fanno le spese i contadini poveri di quelle regioni. Gli ultimi numeri di Tehelka con le inchieste di Shoma Chaudury forniscono un buon aggiornamento sul tema.
Il blog di Amruta sforna con cadenza ormai regolare belle tavole e pagine a fumetti. Di questo passo renderà superflua la pubblicazione su carta della sua nuova graphic novel…

Zhu Wen intanto continua nella promozione del suo ultimo film THOMAS MAO. Dopo la grande accoglienza al Shanghai Film Festival, che come tutto ciò che è Cina sta scalando le classifiche di notorietà e ambisce a entrare nella schiera dei festival di serie A pronto a sfidare Cannes, Venezia, Berlino, THOMAS MAO sbarca al London Film Festival in ottobre cercando una distribuzione nelle sale europee. Noi, dopo DOLLARI LA MIA PASSIONE, abbiamo in uscita il suo primo romanzo, L’AMORE E L’IMMONDIZIA, per gennaio.

Intanto, dalla Malesia, for some strange reason…http://ubudwritersfestival.com/writer/brian-gomez.
Ma su Ubud Writers and Readers Festival e su Malesia Blues continuiamo tra qualche giorno.

Literary Vs. Commercial

Su The Hindu Literary Review, vi segnalo un bell’articolo di Adithya Sudarshan che lamenta, a suo dire, uno scadimento nella produzione narrativa indiana. Ciò che viene messo all’indice è in realtà il lavoro degli editor, propensi a pubblicare una narrativa definita commerciale, che molti ritengono specchio fedele dell’India di oggi. In realtà molti dei ‘chiklits’ o gialli o romanzoni giovanili si limitano e rendere una visione superficiale della vita dei ceti medi indiani, piena di stereotipi e ripetizioni. Perché, si domanda Sudarshan, non proporre una narrativa di qualità, che pure sia in grado di attrarre (giovani) lettori che chiedono di leggere (e quindi poi parlare, discorrere) della loro quotidianità, delle loro vite così come sono? Sudarshan va oltre. Dove nasce la falsa differenziazione tra narrativa commerciale e narrativa letteraria? Non è meglio parlare di narrativa tout court, e distinguere tra cattiva fiction e buona fiction? (Lo diceva il buon Frank Zappa: non ci sono generi musicali, c’è solo musica buona e musica cattiva).
Metropoli d’Asia vota a favore.

Shining Asia?

Giubbe rosse tailandia

Giubbe rosse in protesta (primavera 2010).

Ho incontrato una persona interessante, proveniente da Bangkok, con qualche buona proposta di pubblicazione di romanzi Thailandesi. Si chiama Massimo Morello, giornalista, è collaboratore di testate prestigiose in Italia. Il suo blog www.bassifondi.com figurerà da oggi nella nostra lista di siti amici. Morello mi spiegava la difficoltà, per un giornalista, di raccontare storie che non siano, da un lato, legate alla attualità più stretta, dall’altro compatibili con la narrazione dei magazine e con le loro richieste apparentemente assurde: non storie troppo legate al sociale, non troppo lacrimose ma ‘positive’, possibilmente inusuali e capaci di suscitare meraviglia. Mi è subito venuta in mente la definizione ‘Shining India’ inventata dai media anglosassoni: ma l’India è molto poco Shining, e a me da fastidio l’attenzione dei media italiani per scrittrici asiatiche la cui caratteristica principale è di essere carine e ben vestite. Così con Morello discuteremo di narrativa Thailandese, della sua produzione in Thai o in inglese. Storie ruvide, ruspanti, poco brillanti e salottiere.

Il vero e il verosimile

Tanto per riprendere il discorso iniziato alcuni post fa sulla differenza tra giallo a chiave e noir, a Taiwan: dall’India, un articolo su Lounge sul legame tra realtà e narrazioni. Dalla Cina, invece, un ragionamento sulla fantascienza: una giovane scrittrice di Pechino, Zhang Yue Ran, mi spiegò qualche mese fa che i giovani scrittori cinesi scelgono il fantasy come genere perché consente loro di staccarsi dalla realtà, a suo dire non interessante, della Cina di oggi. I più anziani hanno una predilezione per storie comunque ambientate nella storia e nella società, noi sentiamo il bisogno di ‘volare più in alto’, e quindi disancorarci dal presente. Nei suoi fantasy l’archetipo della porta che si apre su un mondo diverso e parallelo è sempre presente.